Il prodotto è morto? Perché il brand è il nuovo prodotto

Il prodotto è morto. O forse no.

Ore 9.10, sala piena, in platea una marea di imprenditori.

  • C’è chiproduce abbigliamentoper il consumatore finale;
  • chi invece è undistributore alimentareche macina km ogni giorno con la sua forza vendita;
  • ilmobiliereche si smazza tra Italia e resto del mondo cavalcando il Made in Italy che traina sempre ma fino a quando;
  • l’industrialeche lavora nella meccanica di precisione o in quei settori di estrema nicchia dove il cliente matura dopo lunghe ed estenuanti trattative (alla faccia del funnel e delle conversioni);
  • iconto terzistiche sono stanchi di essere legati a doppio nodo con i loro monoclienti (leggi il produttore di antine per i grandi player internazionali);
  • iterzisti evoluti, gli stessi di prima che però hanno già attraversato la fase “è arrivato il momento di crearci un nostro prodotto, un nostro brand” ormai disillusi…

Cosa hanno in comune tutti? Cosa possiamo dire per farci ascoltare con attenzione?

Il prodotto è morto: una provocazione, ma non troppo

La prima frase che direi è: “IlPRODOTTO È MORTO…si, il vostro prodotto è morto!!!”

Sicuramente una frase ad effetto, che farebbe alzare la testa dallo smartphone a molti in sala.

A questo punto, dopo aver attirato l’attenzione e magari gli scongiuri di diversi, aggiungerei:

“IL VOSTRO PRODOTTO È MORTO, O FORSE NO”.

Marketplace, commodity e nuovi modelli di distribuzione

Si dice che se esiste un marketplace online che vende il tuo stesso prodotto, o simile, allora sei morto o un morto che cammina.

Questo è abbastanza intuibile per chi lavora con il consumatore finale (il classico B2C, business to consumer), dove i vari operatori generalisti come Amazon, Alibaba o verticali come Immobiliare.it, Booking.com sono ormai leader indiscussi.

Comincia a valere anche in alcuni segmenti più di nicchia (nel B2B, business to business) dove il web ha ridisegnato il sistema di distribuzione tra aziende lungo la catena del valore e dove quindi la strada è segnata; ci vorrà più tempo, ma questa è la via(cit. Il Mandaloriano!!)

Quindi con questa premessa, gli umori in sala sarebbero quanto meno negativi se non disperati!

Ma siccome sono di natura un realista, o se volete un pessimista che guarda al futuro con ottimismo, cercherei portare la discussione su quel “O FORSE NO”, perché apre uno spiraglio che, secondo me, fa tutta la differenza del mondo!

Quando il prodotto diventa una commodity

È vero, gran parte dei prodotti sono ormai delle commodity:

  • che differenza c’è tra comprarle online, a meno, o in uno store?
  • che differenza c’è tra un prodotto e l’altro?
  • esiste ancora una distinzione sostanziale in grado di spostare la decisione d’acquisto?

Se pensiamo al prodotto come lo abbiamo sempre pensato, allora la mia risposta sarebbe no: oggi puoi davvero comprare tutto ovunque, senza grandi problemi.

Se non puoi comprare il top di gamma, esistonoNalternative che non abbassano sensibilmente il livello prestazionale, anzi, spesso lo superano.

Quindi come faccio a differenziare il mio prodotto dalleNalternative?

Approfondisci come differenziare il tuo posizionamento sul mercato

Ripensare il prodotto: da bene fisico a sistema di valore

Beh, devo pensare al prodotto in modo diverso.

Probabilmente il prodotto non è più, o non è più solo, quella cosa fisica, un bene, o intangibile, un servizio, che sono abituato a vedere, di cui ogni imprenditore parla in modo orgoglioso, giustamente.

Il prodotto deve cambiare,evolversi, diventare qualcosa di diverso.

E se vogliamo, questa cosa è sempre esistita, ogni prodotto nasce, cresce, si sviluppa e poi muore, o evolve in qualcos’altro.

Nokia, Yahoo, Blockbuster: quando il prodotto non evolve

Se guardiamo ad alcuni casi recenti, scopriamo che il paradigma è sempre lo stesso:

  • Nokia, leader indiscusso dei cellulari negli anni 2000, che con l’avvento del touch, del primo iPhone nel 2007 e di Android, sparisce dal mercato della telefonia.
  • Yahooche rifiuta l’acquisto della giovane startup PageRank perché ritiene che il futuro del web sia il banner e non la ricerca…bocciando di fatto l’idea dei 2 giovani studenti Larry Page e Sergey Brin e della loro futura Google.
  • Blockbusterche non crede allo streaming della startup Netflix per poi fallire nel 2014.

Il prodotto musica non è morto: si è evoluto

Per tutti vale la citazione da The Facebook(di cui vi metto il video), in cui Sean Parker, co-fondatore di Napster, afferma di:

“aver fatto crollare le case discografiche”

A cui risponde uno scettico Edoardo Saverin, socio con Zuckerberg:

“ma tu non hai fatto crollare le case discografiche, hanno vinto loro”

E la cui replica è la sentenza definitiva:

“vuoi aprire un negozio di dischi Edoardo?”

Quindi il prodotto musica è crollato?

No, si è evoluto passando dalla bobina al vinile, dalla cassetta al cd, dal minidisc al digitale…è sopravvissuto ai vari Napster, eMule e Spotify…ma la gente continua a “comprare” il prodotto MUSICA!

Ok il discorso apparentemente fila ma vale per i grandi brand, i cui racconti sono sempre molto romanzati, ma come facciamo a declinarlo con realtà più concrete, con l’impresa sotto casa?

Evolvere il prodotto: non esiste una ricetta uguale per tutti

Non esiste una ricetta uguale per tutti, soprattutto non c’è la sicurezza che la strada di “evolvere il prodotto” sia quella giusta…

Ma come si diceva nelRasoio di Occam…a parità di condizioni, la soluzione più semplice è quella più giusta!

Ripensare il prodotto non significa per forza dover inventare qualcosa di nuovo, ma anche ripartire da:

  • chi è l’azienda;
  • dai suoi valori, veri e non presunti, magari scritti su un pannello e mai applicati;
  • dalle persone;
  • dal saper fare;
  • dal know how.


Tutti valori intangibili, difficilmente misurabili, anche se i più accorti hanno imparato a metterli a bilancio, che appartengono all’essenza dell’azienda.

In una parola? Il brand!

Ecco sono convinto che ilbrand sia il nuovo prodotto!

Dove per brand non intendo il logo o l’immagine associata, ma l’insieme dei valori che esso esprime!

Scopri come trasformare il brand in un asset competitivo

Lego e Marvel: ripartire dall’essenza del brand

Ed è un valore incredibile, soprattutto se l’azienda ha una storia.

Se è valso perLegoche agli inizi del 2000 era sull’orlo del fallimento perché il management aveva creduto che il mattoncino non dovesse essere più il centro dell’azienda procedendo ad una diversificazione selvaggia e dolorosissima, per poi scoprire di dover rifocalizzarsi sull’essenza dell’azienda, il mattoncino e tutto il suo mondo…oggi Lego è tra le aziende più cool e in salute del mondo!

Se è valso per laMarvelche nel 1996 dichiarò la bancarotta, per poi rilanciarsi ripartendo proprio dai personaggi storici dei fumetti comeIron Mandel 2008 finanziato a debito, per arrivare ai successi in serie diSpiderMane degliAvengers, quindi dalla sua essenza, per poi vendere aWalt Disneynel 2009…se è valso per loro probabilmente è una buona idea!

Cosa può vendere davvero una PMI

Come possiamo applicare questo approccio al nostro tessuto imprenditoriale, costituito per lo più da aziende di piccole/medie dimensioni, spesso parte di una filiera complessa, B2B, e quindi abituate a parlare con altre aziende?

Sono convinto che in ogni azienda ci sia una storia, un patrimonio, un bagaglio di conoscenze, valori e “saper fare” che possono essere una linfa eccezionale per ridisegnare “un nuovo prodotto”.

Un nuovo prodotto che non si identifica con:

  • il macchinario;
  • la sedia, prodotto fisico;
  • la polizza assicurativa;
  • il soggiorno, servizio;

o magari non solo, ma che sappia dire altro.

Parlare meno del prodotto e più del valore

Guardate comeMeryl Streep, interpretando la direttrice della rivista di moda Runway, parla del prodotto, in (Diavolo veste Prada)

Ecco, dovremmo, tutti, parlare meno del prodotto, sebbene tutti gli imprenditori siano innamorati di quello che realizzano, che è magico, ma non è necessariamente quello che serve al cliente…che magari cerca altro!

Ikeanon vende mobili, ma l’idea di poter cambiare e arredare gli spazi in modo veloce, economico e alla moda.

Amazonnon vende prodotti, ma la sicurezza che se anche sbagli un acquisto, puoi restituire il prodotto e riceverne un altro o il rimborso senza pensieri.

O più semplicemente vado in un bar piuttosto che in un altro perché il caffè è più buono?

Magari si?

Oppure perché mi servono più velocemente se ho fretta o mi salutano con un sorriso e riesco a scambiare 2 parole in libertà?

Che valore ha tutto questo?

E tu cosa vendi veramente?

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